Errori finanziari da evitare: quali sono e perché possono farti perdere soldi

Quando si parla di errori finanziari si pensa spesso a un investimento andato male, a un acquisto sbagliato o a una spesa eccessiva.

In realtà, perdere denaro non significa soltanto vedere diminuire il valore di un investimento.

Può significare anche lasciare il patrimonio senza una strategia per anni, assumere rischi che non avevamo realmente compreso, sostenere costi evitabili, farsi guidare dalle emozioni oppure accorgersi troppo tardi di non aver pianificato un obiettivo importante.

Molti errori finanziari, inoltre, non nascono dalla mancanza di attenzione. Spesso derivano da decisioni che, prese singolarmente, sembrano perfettamente ragionevoli.

Il problema emerge quando non vengono considerate all’interno di una visione complessiva.

Vediamo quindi quali sono gli errori finanziari più comuni, perché possono costare caro nel tempo e come cercare di evitarli.

Come investire i risparmi senza troppi rischi

1. Prendere decisioni finanziarie senza avere prima un piano

Uno degli errori più importanti avviene ancora prima di scegliere come investire.

È partire dagli strumenti anziché dagli obiettivi.

“Dove posso investire?”

“Qual è il prodotto che rende di più?”

“Conviene comprare obbligazioni?”

“È il momento giusto per entrare nei mercati?”

Sono domande legittime, ma manca un passaggio precedente: a cosa devono servire quei soldi?

Un capitale destinato all’acquisto di una casa fra pochi anni non può essere gestito nello stesso modo di una somma che servirà per integrare la pensione tra vent’anni.

Prima di scegliere qualsiasi soluzione è quindi necessario comprendere:

  • quali obiettivi si vogliono raggiungere;
  • entro quando;
  • quale capitale è disponibile;
  • quale livello di rischio si può sostenere;
  • quanta liquidità potrebbe essere necessaria nel frattempo.


Senza queste informazioni si rischia di avere tanti prodotti finanziari, ma nessuna vera strategia.

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2. Cercare sempre l'investimento che rende di più

La ricerca del rendimento è probabilmente una delle trappole più comuni.

Quando sentiamo parlare di un investimento che ha ottenuto risultati particolarmente positivi, può nascere spontaneamente una domanda: perché io non ce l’ho?

Da qui parte spesso la corsa verso il prodotto, il settore o il mercato che ha appena registrato le performance migliori.

Il problema è che i rendimenti passati non garantiscono quelli futuri e ciò che ha funzionato bene in una determinata fase di mercato potrebbe comportarsi diversamente successivamente.

Inoltre, rendimento e rischio sono strettamente collegati.

La domanda da porsi non dovrebbe quindi essere soltanto:

“Quanto può rendere?”

ma anche:

“Quale rischio devo assumermi per cercare quel rendimento e questo rischio è coerente con i miei obiettivi?”

Un investimento non è valido in assoluto. Deve essere valutato all’interno della situazione della persona che lo detiene.

3. Vendere nei momenti di paura

Se l’euforia può spingere ad acquistare, la paura può produrre l’effetto opposto.

Quando i mercati scendono vedere diminuire il valore dei propri investimenti può essere difficile da gestire.

La tentazione può essere quella di vendere immediatamente per “salvare il salvabile”.

In alcuni casi una revisione degli investimenti è certamente necessaria. Ma decidere esclusivamente sulla base della paura del momento può significare trasformare una perdita temporanea in una perdita effettiva e abbandonare una strategia costruita per il lungo periodo.

Per questo la gestione del rischio dovrebbe avvenire prima che arrivi una fase difficile.

Se il portafoglio è coerente con il proprio profilo, gli obiettivi e l’orizzonte temporale, diventa più semplice affrontare le oscillazioni senza dover rimettere tutto in discussione ogni volta che i mercati cambiano direzione.

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4. Confondere diversificazione con quantità

Avere dieci investimenti diversi non significa necessariamente avere un patrimonio diversificato.

Potremmo possedere diversi fondi, ETF o altri strumenti che investono nelle stesse aziende, negli stessi settori o nelle stesse aree geografiche.

Il risultato sarebbe un portafoglio apparentemente articolato ma, nella sostanza, fortemente concentrato.

La diversificazione serve invece a evitare che una quota eccessiva del patrimonio dipenda dall’andamento di un unico investimento, settore, mercato o fattore di rischio.

Non elimina la possibilità di perdita, ma permette di distribuire meglio il rischio.

Per capire se un patrimonio è realmente diversificato bisogna quindi guardare cosa contiene, non semplicemente contare quanti strumenti sono presenti.

5. Non conoscere davvero i rischi degli investimenti

Capire quanto potrebbe rendere un investimento è relativamente semplice.

Più difficile è chiedersi cosa potrebbe succedere quando le cose non vanno come previsto.

Quanto può oscillare?

Potrei perdere parte del capitale?

Posso disinvestire quando voglio?

Esistono vincoli?

Che cosa potrebbe far diminuire il suo valore?

Quanto tempo potrebbe essere necessario perché recuperi un eventuale ribasso?

Sono domande fondamentali.

Un investimento dovrebbe essere scelto non soltanto sulla base dello scenario favorevole, ma anche considerando quello che potrebbe accadere nello scenario sfavorevole.

Se un rischio diventa evidente soltanto quando si manifesta, probabilmente non era stato valutato correttamente in partenza.

6. Ignorare costi e fiscalità

Quando si confrontano due investimenti l’attenzione tende naturalmente a concentrarsi sul rendimento.

Ma ciò che conta realmente è quanto rimane all’investitore.

Commissioni di ingresso o uscita, costi di gestione, eventuali costi di consulenza, fiscalità e altre spese possono incidere sul risultato complessivo, soprattutto quando vengono sostenuti per molti anni.

Una differenza apparentemente piccola, ripetuta nel tempo, può diventare significativa.

Prima di sottoscrivere qualsiasi prodotto è quindi importante conoscere:

quanto costa, quali costi sono ricorrenti e quale effetto possono avere sul risultato finale.

La stessa attenzione dovrebbe essere dedicata agli aspetti fiscali, evitando però di scegliere un investimento soltanto perché offre un vantaggio fiscale.

La fiscalità è una componente della decisione, non dovrebbe essere l’unica ragione per investire.

7. Lasciare il patrimonio immobile per paura di sbagliare

Anche non decidere è una decisione finanziaria.

La paura di perdere denaro può portare alcune persone a lasciare per molti anni somme importanti completamente liquide, anche quando non sono destinate a spese imminenti.

La liquidità ha una funzione fondamentale e dovrebbe essere adeguata alle proprie necessità e agli imprevisti.

Ma accumulare senza una strategia espone a un rischio meno evidente: la perdita di potere d’acquisto nel tempo dovuta all’inflazione.

Il problema non è quindi avere liquidità.

È non sapere perché la si sta mantenendo e per quanto tempo.

La distinzione importante è tra il denaro che deve rimanere disponibile e quello che potrebbe essere destinato a obiettivi più lontani.

8. Sottovalutare l'indebitamento

Non tutti i debiti sono necessariamente negativi.

Un mutuo sostenibile, per esempio, può rientrare perfettamente all’interno di un progetto familiare.

Il problema nasce quando le rate iniziano ad accumularsi senza essere considerate nel loro insieme.

Auto, finanziamenti, acquisti rateizzati, carte revolving e altri impegni possono ridurre progressivamente la quota di reddito realmente disponibile ogni mese.

Il rischio è entrare in un meccanismo nel quale una parte crescente delle entrate serve a pagare decisioni prese in passato.

Prima di assumere un nuovo debito non basta quindi chiedersi:

“Posso pagare questa rata?”

È più utile domandarsi:

“Quanto incideranno complessivamente tutti i miei impegni finanziari sul reddito futuro?”

Il vero errore? Guardare le singole scelte senza considerare il patrimonio nel suo insieme

Non sempre perdere soldi significa aver scelto l’investimento sbagliato.

A volte significa aver investito correttamente, ma per l’obiettivo sbagliato.

Aver assunto troppo rischio.

Averne assunto troppo poco.

Aver sottovalutato i costi.

Non aver protetto un rischio importante.

Aver rimandato troppo a lungo una decisione.

Oppure avere molti strumenti finanziari senza una strategia che li colleghi tra loro.

Per questo una buona pianificazione parte dalla persona prima ancora che dai prodotti.

Analizzare la situazione attuale, definire gli obiettivi e verificare come patrimonio, investimenti, protezione e previdenza lavorano insieme permette di individuare eventuali punti deboli prima che diventino problemi.

Se vuoi capire se le scelte finanziarie che hai fatto finora sono realmente coerenti con i tuoi obiettivi puoi contattarmi e richiedere un appuntamento.

Partiremo dalla tua situazione attuale per valutare il patrimonio nel suo insieme e individuare, con maggiore consapevolezza, le scelte più adatte al tuo presente e al tuo futuro.



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